Quando il genitore decade dalla potestà genitoriale?

Quando il giudice può dichiarare la decadenza dalla responsabilità genitoriale, che ha sostituito la potestà, se la misura è revocabile e se resta l’obbligo di mantenimento.

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Quando il genitore decade dalla potestà genitoriale?

Quando un genitore decade dalla potestà genitoriale? Per rispondere occorre partire da una premessa: oggi la legge non parla più di potestà. La responsabilità genitoriale ha sostituito la vecchia potestà dei genitori. L’ha introdotta il d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, che ha riscritto gli artt. 315 e seguenti del codice civile.

La responsabilità genitoriale è l’insieme dei diritti e dei doveri che entrambi i genitori hanno nei confronti dei figli. Solo in casi particolari, previsti dalla legge, è esercitata da un solo genitore.

L’art. 315 c.c. stabilisce che «Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico». La legge ha quindi equiparato i figli nati nel matrimonio e quelli nati fuori dal matrimonio. Di conseguenza, la responsabilità genitoriale esiste in tutti i casi in cui ci sono figli, indipendentemente dal fatto che i genitori siano sposati.

Cosa succede se i genitori non sono d’accordo?

L’art. 316 c.c., nel testo modificato dalla riforma Cartabia (d.lgs. 149/2022), disciplina la responsabilità genitoriale. Stabilisce che «Entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che è esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore e adottano le scelte relative alla sua istruzione ed educazione».

Se l’accordo manca, si applicano i commi 2 e 3 dello stesso art. 316 c.c.: «In caso di contrasto su questioni di particolare importanza, tra le quali quelle relative alla residenza abituale e all’istituto scolastico del figlio minorenne, ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.

Il giudice, sentiti i genitori e disposto l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, tenta di raggiungere una soluzione concordata e, ove questa non sia possibile, adotta la soluzione che ritiene più adeguata all’interesse del figlio».

Quando si perde la responsabilità genitoriale?

La decadenza è regolata dall’art. 330 c.c.: «Il giudice può pronunziare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio».

Non basta però che il genitore non si occupi del figlio. Lo ha chiarito il Tribunale di Caltanissetta con la sentenza del 30 dicembre 2015: questo comportamento, da solo, non rientra nei casi previsti dall’art. 330 c.c. e non comporta la decadenza. In queste ipotesi, precisano i giudici, può però essere accolta la richiesta di affidamento esclusivo del figlio all’altro genitore.

La decadenza può essere pronunciata in due casi. Il primo è quando il genitore tiene una condotta contraria ai doveri legati alla responsabilità. Il secondo è quando abusa dei propri poteri. In entrambi i casi, però, la condotta deve causare un grave pregiudizio al figlio. Il pregiudizio è quindi un presupposto essenziale per applicare l’art. 330 c.c.

Il pregiudizio può esserci, ma non essere così grave da giustificare la decadenza. In questo caso si applica l’art. 333 c.c., secondo cui «il giudice, secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare, ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore».

Per adottare uno dei provvedimenti previsti dagli artt. 330 e 333 c.c. è dunque indispensabile che vi sia un pregiudizio per il minore. Più volte i tribunali per i minorenni hanno dichiarato decaduto il genitore che si era reso irreperibile: si era allontanato da casa senza dare più notizie di sé e senza fornire al figlio alcuna assistenza morale e materiale.

Quale giudice decide sulla decadenza?

Di regola decide il tribunale per i minorenni. Se però tra gli stessi genitori è già in corso, o viene avviato, un giudizio di separazione, di divorzio o sulla responsabilità genitoriale, la competenza spetta al tribunale ordinario (art. 38 disp. att. c.c.). Per i procedimenti avviati dal 28 febbraio 2023 si applica il rito unico per le persone, i minorenni e le famiglie introdotto dalla riforma Cartabia (artt. 473-bis e seguenti c.p.c.).

La decadenza si può revocare?

Sì. La caratteristica più importante di questi provvedimenti è la revocabilità. Quando viene meno il pregiudizio, o il pericolo di pregiudizio, che li ha giustificati, possono essere revocati. L’art. 332 c.c. prevede infatti che il genitore decaduto possa essere reintegrato nella responsabilità genitoriale quando sono cessate le ragioni della decadenza ed è escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio.

Il genitore decaduto deve mantenere il figlio?

Sì. Lo ha chiarito la Corte di cassazione: «in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, i provvedimenti adottati ex art. 330 c.c. hanno la funzione di impedire che la prole subisca pregiudizi a causa della condotta dei genitori, ma non hanno alcuna valenza liberatoria rispetto all’obbligo di provvedere al mantenimento della prole» (Cass. Pen., sez. VI, 24 aprile 2007 n 16559).

La decadenza, in altre parole, serve a proteggere il figlio, non a liberare il genitore dai suoi obblighi. Il genitore decaduto resta tenuto al mantenimento del figlio. Deve inoltre svolgere tutti i compiti che non sono incompatibili con gli effetti della decadenza.

Chi esercita la responsabilità dopo la decadenza?

Se la decadenza riguarda uno solo dei genitori, la responsabilità genitoriale è esercitata in via esclusiva dall’altro genitore. Se invece riguarda entrambi i genitori, o il genitore che la esercitava da solo, si apre la tutela prevista dall’art. 343 c.c.: il minore viene affidato a un tutore.

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