Il provvedimento d’urgenza è l’ordine provvisorio che il giudice civile può dare, con un procedimento rapido, a chi rischia un danno imminente e irreparabile nell’attesa di una causa ordinaria, quando la legge non prevede un altro rimedio cautelare specifico (art. 700 c.p.c.). Servono la probabile fondatezza del diritto e il pericolo nel ritardo.
Si usa, per esempio, per far rimuovere un contenuto lesivo dal web, fermare un atto di concorrenza sleale o proteggere un lavoratore da un danno grave e immediato. Vediamo i requisiti, gli esempi più frequenti, come si svolge il procedimento, come si impugna la decisione e cosa succede dopo.
In breve
- Il ricorso d’urgenza è residuale: si può usare solo quando non esiste un altro provvedimento cautelare tipico adatto al caso (art. 700 c.p.c.).
- Servono il «fumus boni iuris», cioè la probabile esistenza del diritto, e il «periculum in mora», cioè un pregiudizio imminente e irreparabile.
- Contro l’ordinanza che concede o nega il provvedimento si può proporre reclamo al collegio entro 15 giorni (art. 669-terdecies c.p.c.).
- Dopo un provvedimento d’urgenza non è obbligatorio avviare la causa di merito: l’ordine resta efficace, ma non ha l’autorità di una sentenza (art. 669-octies c.p.c.).
Cos’è il provvedimento d’urgenza e quando si può chiedere?
Fa parte della tutela cautelare, cioè dei provvedimenti provvisori che proteggono un diritto mentre si attende la decisione definitiva. L’art. 700 è la norma di chiusura del sistema: il giudice adotta i provvedimenti «più idonei» ad assicurare gli effetti della futura sentenza. Il contenuto è libero: un ordine di fare o di non fare, di rimuovere qualcosa, di consentire un accesso.
È uno strumento residuale: non si può usare se la legge prevede un rimedio specifico. Per garantire un credito c’è il sequestro conservativo, per chi subisce uno spoglio le azioni possessorie, per una delibera di condominio la sospensione prevista dall’art. 1137 c.c. Per fissare una prova c’è l’accertamento tecnico preventivo, e per fermare un pignoramento la sospensione si chiede con l’opposizione all’esecuzione.
Quali sono i requisiti: fumus e periculum?
Il fumus boni iuris è la «parvenza di buon diritto»: il giudice non accerta in modo definitivo chi ha ragione, ma valuta se il diritto appare probabile sulla base delle prove disponibili. Per questo il ricorso va corredato fin dall’inizio di documenti chiari: contratti, fotografie, messaggi, certificati.
Il periculum in mora è il rischio che, nei tempi di una causa ordinaria, il diritto subisca un danno imminente e irreparabile, cioè non rimediabile del tutto con un risarcimento successivo. Riguarda di solito salute, dignità, reputazione, sopravvivenza di un’attività. Un semplice credito di denaro, di regola, non basta: fa eccezione, secondo la giurisprudenza, la retribuzione necessaria a vivere.
Conta anche la tempestività. Chi lascia passare mesi dal fatto prima di agire rischia che il giudice escluda l’urgenza, proprio perché è stato lui stesso ad attendere.
Esempi pratici: lavoro, condominio, social, concorrenza
Lavoro
Davanti al giudice del lavoro il ricorso d’urgenza si usa, per esempio, contro un trasferimento o un demansionamento che compromettono salute o professionalità, o per retribuzioni indispensabili al mantenimento della famiglia. Il lavoratore deve spiegare perché non può attendere la causa ordinaria.
Condominio e vicini
Casi tipici sono il vicino che non consente l’accesso al suo appartamento per riparare un guasto che provoca infiltrazioni, i lavori che mettono in pericolo la stabilità dell’edificio, le immissioni che danneggiano la salute. Se invece qualcuno chiude un passaggio, la strada è l’azione possessoria.
Social e web
Il giudice può ordinare la rimozione di post diffamatori, fotografie pubblicate senza consenso o profili falsi, all’autore e a volte alla piattaforma. Quando sono in gioco dati personali si può anche ricorrere al Garante, come spiegato nella guida sulla violazione della privacy.
Concorrenza sleale
L’impresa può chiedere un’inibitoria urgente contro imitazioni, denigrazioni o sviamento di clientela, come spiegato nella guida sulla concorrenza sleale. Se sono coinvolti marchi o brevetti, il Codice della proprietà industriale prevede misure cautelari proprie, come descrizione, sequestro e inibitoria.
Come funziona il procedimento cautelare?
Le regole sono quelle del procedimento cautelare uniforme, comune a tutte le misure cautelari (artt. 669-bis e seguenti c.p.c.):
- Si deposita un ricorso al giudice competente per la causa di merito; se questa spetterebbe al giudice di pace, al tribunale (art. 669-ter c.p.c.). Se la causa è già in corso, si chiede al giudice che la sta trattando.
- Il giudice fissa l’udienza, sente le parti senza formalità non essenziali e raccoglie le informazioni indispensabili (art. 669-sexies c.p.c.).
- Se avvisare l’altra parte può compromettere il risultato, provvede subito con decreto e fissa un’udienza entro 15 giorni, assegnando al ricorrente un termine non superiore a 8 giorni per la notifica.
- Decide con ordinanza e, se la causa di merito non è ancora iniziata, provvede anche sulle spese (artt. 669-septies e 669-octies c.p.c.).
Di solito servono da pochi giorni a qualche settimana, secondo l’urgenza e l’ufficio giudiziario. La mediazione non impedisce la tutela urgente (art. 5, comma 5, D.Lgs. 28/2010). Si paga il contributo unificato, ridotto alla metà rispetto a una causa ordinaria dello stesso valore (art. 13 d.P.R. 115/2002), oltre al compenso dell’avvocato.
Reclamo e causa di merito: cosa succede dopo?
Chi non è soddisfatto può proporre reclamo entro 15 giorni dalla pronuncia in udienza o dalla comunicazione o notificazione, se anteriore. Decide un collegio di cui non fa parte il giudice che ha emesso il provvedimento. Il reclamo non sospende l’esecuzione dell’ordine: il presidente può sospenderla solo se, per motivi sopravvenuti, l’ordine causa un grave danno (art. 669-terdecies c.p.c.). Il ricorso respinto si può ripresentare solo per circostanze nuove o nuove ragioni di fatto o di diritto.
La riforma del 2005 ha introdotto la cosiddetta strumentalità attenuata. I provvedimenti d’urgenza restano efficaci anche se nessuno avvia la causa di merito, o se questa si estingue; ciascuna parte, però, può sempre iniziarla. L’ordine non vale come giudicato: la sua autorità non si può invocare in un altro processo (art. 669-octies c.p.c.).
Se le circostanze cambiano, il provvedimento può essere modificato o revocato. Gli ordini di fare o di non fare si attuano sotto il controllo del giudice che li ha emessi.
Domande frequenti
Quanto tempo ci vuole per ottenere un provvedimento d’urgenza?
Dipende dall’urgenza e dal tribunale: di solito da pochi giorni a qualche settimana. Nei casi più gravi il giudice può decidere subito con decreto, prima di sentire l’altra parte.
Serve un avvocato per il ricorso d’urgenza?
Sì. Il ricorso si presenta al tribunale, dove occorre la difesa di un avvocato, che deve anche raccogliere in poco tempo le prove necessarie.
Si può chiedere un provvedimento d’urgenza contro la pubblica amministrazione?
Dipende. Contro atti amministrativi di competenza del TAR la tutela urgente si chiede al giudice amministrativo, come spiegato nella guida sulla sospensiva al TAR. Davanti al giudice civile resta possibile, per esempio, nei rapporti di lavoro pubblico privatizzato.
Un ricorso d’urgenza va preparato in fretta ma con cura, perché le prove e le ragioni dell’urgenza devono emergere subito dagli atti. Se ritieni di avere bisogno di una tutela immediata, possiamo valutare con te se ci sono i presupposti e quale strumento è più adatto. I recapiti degli studi di Palermo e Mussomeli sono nella pagina sedi e contatti.



