Nel 2026 le fasce di reperibilità per la visita fiscale dell’INPS sono le stesse per i dipendenti privati e pubblici: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi. In quelle ore il lavoratore in malattia deve farsi trovare all’indirizzo indicato nel certificato medico; se è assente senza un giustificato motivo perde in tutto o in parte l’indennità di malattia e può subire un procedimento disciplinare.
Fino alla fine del 2023 i dipendenti pubblici avevano fasce più lunghe. Vediamo come si è arrivati agli orari attuali, cosa succede se il medico non trova il lavoratore, quali assenze sono giustificate e chi è esonerato dall’obbligo di reperibilità.
In breve
- Dal 2024 le fasce di reperibilità sono 10-12 e 17-19 per tutti i lavoratori, sette giorni su sette (messaggio INPS n. 4640 del 22 dicembre 2023).
- L’assenza ingiustificata alla visita fa perdere l’indennità fino a dieci giorni; alla seconda assenza si perde anche metà dell’indennità per il resto della malattia (art. 5, comma 14, D.L. 463/1983).
- L’assenza è giustificata da un ricovero, da visite o accertamenti che non si potevano rinviare o da altri motivi seri e documentati.
- Sono esonerati dalla reperibilità i lavoratori con patologie gravi che richiedono terapie salvavita o con malattie connesse a un’invalidità riconosciuta almeno al 67%.
Quali sono gli orari della visita fiscale nel 2026?
Per i dipendenti privati le fasce sono da tempo dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Per i dipendenti pubblici il D.M. 206/2017 prevedeva invece le fasce dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Il TAR del Lazio, con la sentenza n. 16305 pubblicata il 3 novembre 2023, ha annullato quella parte del decreto, e l’INPS, con il messaggio n. 4640 del 22 dicembre 2023, ha esteso anche ai pubblici gli orari dei privati «fino a nuove disposizioni». A settembre 2026 non risulta adottato un nuovo decreto, quindi gli orari sono uguali per tutti.
La reperibilità vale ogni giorno della prognosi, compresi i fine settimana e i festivi. La visita può essere chiesta dal datore di lavoro o disposta d’ufficio dall’INPS, che dal 2017 effettua i controlli anche per i dipendenti pubblici, e può ripetersi più volte nello stesso periodo di malattia.
Dove bisogna farsi trovare?
All’indirizzo di reperibilità indicato nel certificato, che può essere diverso dalla residenza. Se durante la malattia ci si trasferisce, per esempio a casa di un familiare, il nuovo indirizzo va comunicato prima all’INPS e al datore di lavoro. Il campanello deve funzionare e riportare il nome del lavoratore: se il medico non riesce a individuare l’abitazione, l’assenza può essere imputata al lavoratore.
Non aver sentito il campanello, per esempio perché si dormiva o si era sotto la doccia, non è di per sé un’assenza ingiustificata: i giudici valutano caso per caso se il lavoratore era davvero in casa e si era organizzato con diligenza. Conviene però raccogliere subito le prove utili.
Cosa succede se il medico non ti trova a casa?
Il medico lascia un avviso con l’invito a presentarsi a visita ambulatoriale presso l’INPS, di solito il primo giorno utile. Conviene sempre andarci: serve a confermare la malattia e a evitare sanzioni più pesanti. L’assenza viene comunicata al datore di lavoro, e il lavoratore deve presentare quanto prima la giustificazione, con la documentazione, all’INPS e al datore.
Le conseguenze economiche sono fissate dall’art. 5, comma 14, del D.L. 463/1983, come interpretato dalla Corte costituzionale e applicato dall’INPS:
- prima assenza ingiustificata: perdita dell’indennità per i primi dieci giorni di malattia;
- seconda assenza, anche alla visita ambulatoriale: riduzione del 50% dell’indennità per il periodo successivo;
- terza assenza: perdita dell’indennità per il resto della malattia.
A queste si aggiungono le possibili conseguenze sull’integrazione pagata dal datore secondo il contratto collettivo.
Quando l’assenza è giustificata?
Per la giurisprudenza il giustificato motivo non coincide con la forza maggiore: basta una ragione seria che renda ragionevole l’allontanamento da casa in quelle ore, purché provata. Sono i casi tipici:
- il ricovero in ospedale o l’accesso al pronto soccorso;
- visite mediche, terapie o accertamenti specialistici che non si potevano fissare fuori dalle fasce;
- situazioni urgenti e documentate, come l’assistenza improvvisa a un familiare;
- altri motivi seri e fondati, da valutare nel caso concreto.
Non bastano invece impegni rinviabili o semplici commissioni. La prova spetta al lavoratore: certificati, ricevute con data e ora, dichiarazioni della struttura sanitaria.
Chi è esonerato dalla reperibilità?
Per i dipendenti privati il decreto ministeriale 11 gennaio 2016 esclude dall’obbligo di reperibilità chi ha patologie gravi che richiedono terapie salvavita e chi si assenta per stati patologici connessi a un’invalidità civile riconosciuta almeno al 67%. Per i dipendenti pubblici l’art. 4 del D.M. 206/2017 prevede gli stessi casi e aggiunge le malattie per cui è stata riconosciuta una causa di servizio di particolare gravità.
L’esonero non è automatico: il medico curante deve indicare la condizione nel certificato di malattia, e questa deve risultare dalla documentazione delle strutture sanitarie.
Si rischia il licenziamento?
Oltre alla perdita dell’indennità, l’assenza ingiustificata è un inadempimento verso il datore di lavoro, che può aprire un procedimento disciplinare con la contestazione disciplinare. Il licenziamento è possibile solo nei casi più gravi, per esempio per assenze ripetute o se emerge che la malattia era simulata, e va sempre valutata la proporzionalità; un licenziamento sproporzionato si può impugnare come spiegato nella guida al licenziamento illegittimo. Per i dipendenti pubblici le regole disciplinari sono quelle del D.Lgs. 165/2001. Tema diverso è il superamento del periodo di comporto, cioè della durata massima della malattia.
Domande frequenti
La visita fiscale può arrivare di sabato e domenica?
Sì. Le fasce valgono tutti i giorni della prognosi, compresi sabato, domenica e festivi, e la visita può essere ripetuta anche più volte nello stesso periodo.
Fuori dalle fasce orarie posso uscire di casa?
Sì, ma il comportamento deve essere compatibile con la malattia. Attività che possono ritardare la guarigione o fanno dubitare della malattia possono avere conseguenze disciplinari, anche se svolte fuori dalle fasce.
Se mi sposto a casa di un parente durante la malattia?
È possibile, ma il nuovo indirizzo va comunicato all’INPS e al datore di lavoro prima di spostarsi, altrimenti l’assenza al vecchio indirizzo può essere considerata ingiustificata.
Una visita fiscale mancata o una contestazione disciplinare vanno affrontate subito, con la documentazione in mano. Se avete ricevuto una sanzione o una contestazione, lo Studio può valutare il vostro caso nell’ambito del diritto del lavoro: i recapiti delle sedi di Palermo e Mussomeli sono nella pagina sedi e contatti.



