Il congedo di paternità obbligatorio dà al padre lavoratore dipendente 10 giorni lavorativi di astensione, pagati al 100%, da usare tra i due mesi prima e i cinque mesi dopo il parto (artt. 27-bis e 29 D.Lgs. 151/2001). Il congedo parentale è l’astensione facoltativa che ogni genitore può chiedere fino ai 14 anni del figlio: fino a 6 mesi a testa e 10 in tutto, con un’indennità dal 30 all’80%.
Dal 2026 il limite di età del figlio è salito da 12 a 14 anni (L. 199/2025). Vediamo durata, indennità, preavviso e domanda, e cosa spetta ad autonomi e iscritti alla gestione separata.
In breve
- Il congedo di paternità obbligatorio dura 10 giorni lavorativi (20 per parto plurimo), anche non consecutivi, pagati al 100% (artt. 27-bis e 29 D.Lgs. 151/2001).
- Il congedo parentale spetta fino a 6 mesi per genitore entro i 14 anni del figlio, con un limite di coppia di 10 mesi, che sale a 11 se il padre ne usa almeno 3 (art. 32).
- L’indennità è del 30% per 9 mesi complessivi; 3 di questi mesi, divisi tra i genitori, sono pagati all’80% se usati entro i 6 anni del bambino (art. 34).
- Al datore va dato un preavviso di almeno 5 giorni (2 per il congedo a ore); la domanda all’INPS si fa online o tramite patronato.
Congedo di paternità obbligatorio: quanto dura e come funziona?
Il padre dipendente ha diritto a 10 giorni lavorativi di congedo, non frazionabili a ore ma utilizzabili anche in giorni non consecutivi, dai due mesi precedenti la data presunta del parto fino ai cinque mesi successivi. In caso di parto plurimo i giorni diventano 20. Il congedo spetta anche in caso di morte perinatale del figlio e al padre adottivo o affidatario (art. 27-bis D.Lgs. 151/2001).
Si può usare mentre la madre è in congedo di maternità ed è pagato al 100% della retribuzione (art. 29). Nel 2025 la Corte costituzionale (sentenza n. 115) lo ha esteso alla madre intenzionale nelle coppie di donne riconosciute entrambe come genitori negli atti di stato civile.
Diverso è il congedo di paternità alternativo: se la madre muore, è gravemente malata, abbandona il figlio o se il bambino è affidato in via esclusiva al padre, questi può astenersi per tutto il congedo di maternità, o per la parte che restava, con la stessa indennità prevista per la madre (art. 28).
Congedo parentale: quanti mesi spettano a mamma e papà?
Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro per accudire il figlio. Ogni genitore può prenderlo, anche a periodi frazionati, nei primi 14 anni di vita del bambino (art. 32):
- Madre: fino a 6 mesi, dopo la fine del congedo di maternità.
- Padre: fino a 6 mesi dalla nascita, che diventano 7 se ne utilizza almeno 3.
- Limite di coppia: 10 mesi, elevati a 11 se il padre si astiene per almeno 3 mesi.
- Genitore solo: fino a 11 mesi, per esempio se l’altro genitore è morto o se il figlio è affidato in via esclusiva.
Il congedo spetta anche se l’altro genitore non ne ha diritto, per esempio perché disoccupato o autonomo. Si usa a giorni o a ore, secondo il contratto collettivo o, in mancanza, per metà dell’orario medio giornaliero. Per adottivi e affidatari i termini decorrono dall’ingresso del minore in famiglia.
Quanto si prende durante il congedo parentale?
L’indennità è regolata dall’art. 34 D.Lgs. 151/2001, più volte modificato dalle leggi di bilancio:
- 3 mesi per ciascun genitore, non trasferibili all’altro, pagati al 30% della retribuzione;
- altri 3 mesi che i genitori possono dividersi, sempre al 30%, per un totale di 9 mesi indennizzati per la coppia (9 anche per il genitore solo);
- 3 mesi all’80%, in alternativa tra i genitori, al posto del 30%, se il congedo è usato entro i 6 anni del bambino;
- i mesi oltre il nono sono pagati al 30% solo se il reddito individuale è inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione, altrimenti non sono retribuiti.
I tre mesi all’80% sono arrivati per gradi e spettano per intero ai genitori che hanno terminato il congedo di maternità o di paternità dopo il 31 dicembre 2024; chi lo aveva concluso prima ha diritto a meno mesi maggiorati. Alcuni contratti collettivi, soprattutto nel pubblico impiego, prevedono condizioni migliori.
Di norma l’indennità è anticipata in busta paga dal datore, che la recupera dall’INPS. I periodi di congedo parentale contano per l’anzianità di servizio e non riducono ferie, riposi e tredicesima, salvo le voci legate alla presenza effettiva (art. 34, comma 5); quelli indennizzati sono coperti da contributi figurativi.
Come si chiede il congedo: preavviso e domanda
- Preavviso al datore: per il congedo parentale quello del contratto collettivo e comunque almeno 5 giorni, 2 per il congedo a ore, salvo oggettiva impossibilità (art. 32, comma 3); per la paternità obbligatoria, comunicazione scritta con almeno 5 giorni di anticipo (art. 27-bis, comma 6).
- Domanda all’INPS: per il congedo parentale si presenta online con SPID, CIE o CNS, tramite contact center o patronato, prima di iniziare l’assenza. Per la paternità obbligatoria, secondo l’INPS, basta la comunicazione al datore quando è lui ad anticipare l’indennità; negli altri casi serve la domanda.
- Dipendenti pubblici: la richiesta va all’amministrazione di appartenenza.
Chiedere un congedo non può costare il posto: è nullo il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale, e il padre in congedo di paternità è protetto fino a un anno di età del bambino, come spiegato nella guida sul licenziamento in gravidanza e maternità. Le dimissioni dei genitori nei primi tre anni del figlio richiedono invece la convalida dell’Ispettorato, come illustrato nella guida sulle dimissioni volontarie.
Autonomi e gestione separata: cosa spetta?
Le regole viste finora riguardano i dipendenti. Per gli altri la tutela è più limitata:
- Artigiani, commercianti e coltivatori diretti: hanno un congedo parentale più breve, di tre mesi da usare entro il primo anno di vita del bambino, con un’indennità ridotta (art. 69 D.Lgs. 151/2001).
- Iscritti alla gestione separata INPS, come collaboratori e professionisti senza cassa: 3 mesi per ciascun genitore più altri 3 da dividere, fino a 9 mesi complessivi entro i 12 anni del bambino, pagati al 30% del reddito di riferimento (art. 8, comma 4, L. 81/2017).
Per la gestione separata il limite resta di 12 anni: l’innalzamento a 14 riguarda solo i dipendenti. Per i professionisti con una propria cassa valgono le regole della cassa.
Domande frequenti
Mamma e papà possono essere in congedo parentale negli stessi giorni?
Sì, purché ciascuno resti nel proprio limite e la coppia non superi i 10 o 11 mesi complessivi: i giorni usati da entrambi si sommano nel conteggio.
Cosa cambia nel 2026 per i congedi dei genitori?
Il congedo parentale e l’indennità al 30% arrivano fino ai 14 anni del figlio, non più 12. Inoltre il congedo per la malattia del figlio tra i 3 e i 14 anni sale a 10 giorni lavorativi l’anno per ciascun genitore (art. 47, come modificato dalla L. 199/2025).
Ho un figlio con disabilità grave: ci sono altri permessi?
Sì. Oltre al congedo parentale ordinario esistono il prolungamento del congedo, i permessi mensili e il congedo straordinario fino a due anni, spiegati nella guida sulla legge 104 e i permessi.
Le regole sui congedi sono cambiate spesso e il conteggio dei mesi già usati non è sempre semplice. Se il datore vi nega un congedo o vi penalizza dopo averlo chiesto, lo Studio Legale Di Carlo, a Palermo e Mussomeli, può valutare il vostro caso nell’ambito del diritto del lavoro: i recapiti sono nella pagina sedi e contatti.



