Il costo di un avvocato non è fisso: dipende dall’accordo tra avvocato e cliente, che la legge lascia libero, e dalla complessità e dal valore della pratica. L’avvocato ha però l’obbligo di comunicare per iscritto il prevedibile costo della prestazione (art. 13 della legge 247/2012) e, se manca un accordo scritto, il compenso si determina con i parametri fissati dal Ministero della giustizia.
Vediamo cosa deve contenere il preventivo, come funzionano i parametri, da cosa dipende il costo di separazione, divorzio e causa civile, chi paga se si vince e quali alternative esistono.
In breve
- L’avvocato deve comunicare per iscritto la prevedibile misura del costo, distinguendo oneri, spese e compenso (art. 13, comma 5, L. 247/2012).
- In mancanza di accordo scritto, e quando liquida il giudice, si applicano i parametri del D.M. 55/2014, con le tabelle aggiornate dal D.M. 147/2022.
- Il costo di separazione, divorzio o causa civile dipende soprattutto da accordo o conflitto tra le parti, valore della lite, fasi svolte e prove necessarie.
- È vietato il patto di quota lite, cioè pagare l’avvocato con una parte del bene o della somma contesa (art. 13, comma 4).
Il preventivo scritto è obbligatorio?
Sì. Il compenso si concorda di regola per iscritto al momento dell’incarico e l’avvocato deve comunicare in forma scritta la prevedibile misura del costo, distinguendo fra oneri, spese, anche forfettarie, e compenso professionale (art. 13, commi 2 e 5, L. 247/2012).
Il codice deontologico forense (art. 27) aggiunge l’obbligo di informare il cliente sulla durata prevedibile del processo, sulla mediazione e sugli altri percorsi alternativi al giudizio, sulla possibilità di accedere al patrocinio a spese dello Stato e sugli estremi della polizza professionale.
Il preventivo resta una stima: se emergono attività non previste, come un appello o una consulenza tecnica, è corretto aggiornarlo per iscritto.
Come si calcola il compenso con i parametri forensi?
I parametri sono le tabelle ministeriali che il giudice usa per liquidare i compensi e che valgono anche tra avvocato e cliente quando il compenso non è stato concordato per iscritto (art. 13, comma 6). Oggi si applica il D.M. 55/2014, con le tabelle sostituite dal D.M. 147/2022, in vigore dal 23 ottobre 2022. La legge ne prevede un aggiornamento ogni due anni e la legge 137/2026 ha delegato il Governo a riformare l’ordinamento forense, compensi compresi: prima di fare i conti conviene verificare se siano intervenuti un nuovo decreto o nuove regole.
Nelle cause civili il compenso si calcola per fasi: studio della controversia, fase introduttiva, fase istruttoria o di trattazione e fase decisionale. Per ogni fase la tabella indica un valore medio, legato allo scaglione di valore della causa, che si può aumentare o ridurre fino al 50% secondo la complessità. Si pagano solo le fasi effettivamente svolte.
Si aggiungono il rimborso forfettario delle spese generali, pari al 15% (art. 2 del D.M. 55/2014), il contributo per la Cassa forense, l’IVA se dovuta e le spese vive, come contributo unificato e notifiche. Puoi fare una stima con il calcolatore dei parametri forensi e con il calcolo della fattura dell’avvocato.
Separazione, divorzio, causa civile: da cosa dipende il costo?
Non esiste un prezzo valido per ogni causa dello stesso tipo: contano soprattutto questi fattori.
- Accordo o conflitto: una separazione consensuale o un divorzio congiunto richiedono in genere meno attività di un giudizio contenzioso, con udienze, memorie e prove. Se un solo avvocato assiste entrambi i coniugi nella domanda congiunta, i parametri prevedono una maggiorazione del 20% rispetto all’assistenza di una sola parte (art. 4, comma 3, D.M. 55/2014); nella negoziazione assistita familiare serve invece almeno un avvocato per parte.
- Figli e patrimonio: figli minori, casa familiare, assegni da quantificare e redditi da documentare aumentano le questioni da trattare; un’eventuale consulenza tecnica comporta anche il compenso del consulente.
- Valore e fasi della causa: nelle cause civili contano lo scaglione di valore e le fasi svolte, e l’istruttoria con testimoni e consulenze è spesso la parte più impegnativa. Separazioni e divorzi sono di regola cause di valore indeterminabile, che i parametri collocano in uno scaglione secondo oggetto e complessità (art. 5, comma 6, D.M. 55/2014).
- Passaggi ulteriori: mediazione o negoziazione obbligatorie, un eventuale appello o la successiva modifica delle condizioni sono attività distinte, da prevedere nel preventivo.
Per separazione e divorzio davanti al sindaco, possibili solo senza figli minori, incapaci, con disabilità grave o non autosufficienti e senza trasferimenti di beni, l’avvocato è facoltativo (art. 12 D.L. 132/2014): i dettagli sono nella guida su separazione consensuale e giudiziale.
Quali accordi sul compenso sono ammessi e quali vietati?
La pattuizione dei compensi è libera (art. 13, comma 3): sono ammessi, tra gli altri, il compenso forfettario per l’intera pratica o per singole fasi, il compenso a tempo, le convenzioni per più pratiche e la percentuale sul valore dell’affare o su quanto si prevede possa giovarsene il cliente.
È invece vietato il patto di quota lite, con cui l’avvocato riceve come compenso una quota del bene oggetto della causa o della somma contesa (art. 13, comma 4); la violazione comporta la sospensione dall’attività da due a sei mesi (art. 25 del codice deontologico). L’avvocato può chiedere anticipi e acconti, ma non compensi o acconti manifestamente sproporzionati all’attività svolta o da svolgere (art. 29).
Se vinco la causa, chi paga l’avvocato?
Di regola il giudice condanna chi perde a rimborsare le spese legali alla parte vittoriosa, liquidandole in base ai parametri (art. 91 c.p.c.), ma può compensarle in tutto o in parte (art. 92 c.p.c.).
Il rapporto con il proprio avvocato resta regolato dall’accordo: la somma liquidata a carico dell’avversario è un rimborso, che può essere inferiore al compenso pattuito e che non sempre si riesce a riscuotere. Se invece si perde, si possono dover pagare anche le spese dell’avversario. L’avvocato che ha anticipato le spese e non ha riscosso il compenso può chiedere che la somma liquidata sia pagata direttamente a lui (distrazione delle spese, art. 93 c.p.c.).
Ci sono alternative per spendere meno?
- Patrocinio a spese dello Stato: chi ha un reddito entro i limiti di legge può avere un avvocato pagato dallo Stato, nel penale e, se le sue ragioni non sono manifestamente infondate, anche nelle altre cause; vedi la guida al patrocinio.
- Polizza di tutela legale: molte assicurazioni coprono le spese legali entro un massimale; il contratto deve di regola riconoscere all’assicurato la scelta del proprio avvocato (art. 174 del Codice delle assicurazioni private).
- Mediazione e negoziazione assistita: un accordo raggiunto prima della causa riduce di solito tempi e costi; vedi la guida su mediazione e negoziazione assistita.
- Difesa personale: davanti al Giudice di pace ci si può difendere da soli nelle cause fino a 1.100 euro (art. 82 c.p.c.), e per contestare una multa ci si può rivolgere al Prefetto senza avvocato.
Domande frequenti
Quanto costa un avvocato per una separazione consensuale?
Non c’è una cifra fissa. Dipende da quanto è già definito l’accordo, dalla presenza di figli e beni e dalla strada scelta, tra tribunale, negoziazione assistita e Comune.
La prima consulenza con l’avvocato si paga?
Dipende: anche il parere iniziale è un’attività professionale e può essere retribuito. Conviene chiedere prima dell’incontro se è previsto un compenso e in che misura.
Se non sono d’accordo con la parcella cosa posso fare?
Puoi chiedere chiarimenti e confrontarla con il preventivo. In mancanza di accordo, cliente e avvocato possono chiedere al Consiglio dell’Ordine un tentativo di conciliazione; su richiesta dell’avvocato, l’Ordine può anche esprimere un parere di congruità (art. 13, comma 9, L. 247/2012).
Un preventivo attendibile si può formulare solo dopo aver esaminato i documenti. Per parlare del tuo caso e ricevere un preventivo scritto puoi contattare lo studio a Palermo o a Mussomeli.



